| 3 volte Inter! Quelli che il triplete... |
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| Scritto da Andrea Randighieri |
| Martedì 25 Maggio 2010 17:09 |
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di Andrea Randighieri Per non parlare di Xavier Zanetti, autentico tedoforo di questa squadra spaziale, colui che è diventato bandiera e capitano di un'Inter che ha continuato a credere a sé stessa anche quando il campo dava esiti non favorevoli, complice la sporcizia di Calciopoli. Xavier, o Saverio, più affettuosamente, è l'icona del "Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli" di alfieriana memoria, la determinazione elevata a potenza, quest'anno al cubo, per condensare in una sola stagione quello che difficilmente, alla soglia dei 37 anni, lui, che pure è ancora fisicamente integro e vigoroso, avrebbe conseguito senza questi compagni, questo allenatore e probabilmente certe congiunture astrali. Ecco perché Mourinho fa bene a lasciare. Non tanto perché da vincenti ci si piazza meglio, o perché si lascia un ricordo indelebile; certo, anche questo, ma non solo: Josè fa bene ad accettare le proposte madridiste in quanto fare più di ciò che gli è riuscito con questa squadra, in modo particolare quest'ultima annata, è altamente improbabile, se non impossibile. Allora lui, vincente assoluto, fa bene a completare la sua mission impossible: miracolare squadre, società e tifoserie in altri paesi, in altri lidi. E' giovanissimo, è bravo, molto bravo, checché ne dicano della sua boria (più autodifesa che ostentata presunzione), giustamente ambizioso, lasciamolo dunque libero di pensare in grande, ma di una grandura commisurata al realismo: forse Moratti lo avrebbe vincolato a suon di milioni, ma rimanere a Milano dopo aver ottenuto quello che nessuna squadra italiana aveva mai raggiunto, la triplice affermazione in campo nazionale e continentale (segnatamente la cosiddetta "Coppa dalle grandi orecchie") nello stesso anno, era come pretendere da un cuoco di innaffiare una cotoletta con un limone spremuto. E a proposito di squadra italiana..., va necessariamente sottolineato che, dopo la famosa (o famigerata?) sentenza Bosman, molti club hanno sposato la "causa stranieri", e in ogni caso, secondo recenti sondaggi, non è l'Inter ad essere la squadra meno nazionalista della storia, con il suo 85,2% di calciatori in rosa che non è italiano. "Peggio", se questo termine è appropriato, ma non lo è, ha fatto l'Arsenal che in rosa ha addirittura il 91,7% di non-inglesi, praticamente tutta la squadra, compreso l'allenatore che è francese. A rivelarlo è un’interessante statistica formulata dal CIES, il centro internazionale per gli studi sullo sport, promosso dalla Fifa, che mette in evidenza alcuni fatti sconcertanti, come che nei 5 massimi campionati europei il 44,98% dei calciatori professionisti è straniero, praticamente la metà. Quindi evitiamo falsi moralismi. Certo, per un italiano con un minimo di patriottismo sarebbe bello vedere giocare nella propria squadra del cuore uno o più autoctoni dai piedi buoni e dal carattere misurato. Peccato che a Balotelli, beffardamente di colore benché di nazionalità italiana, non manchino i primi, mentre difetta pesantemente il secondo. Ma i frutti acerbi son destinati a maturare prima o poi. Moratti si armi di santa pazienza, la stessa che gli ha consentito di allestire uno squadrone in perfetta sintonia con un ambiente societario sano e volitivo. Edoardo Agnelli, padre di Gianni e Umberto, motteggiava: "Una cosa fatta bene si può sempre fare meglio". Meglio di così non si può, ma un antico detto latino, "repetita iuvant" ("le cose giovano se ripetute"), credo possa indicare la via maestra da seguire. L'impresa di ripetersi sarà ardua senza il Mou, Maicon e altri possibili partenti. L'importante è che il ricambio non si trasformi in diaspora e certi pezzi pregiati, come Milito e Sneijder, rimangano dove sono. Ma oramai lo spirito, meglio: la mentalità vincente, è parte del patrimonio genetico di questa Inter, e la strada è segnata e conduce obbligatoriamente al Mondiale per club, la vecchia Coppa Intercontinentale, oltre ai soliti trofei che vincere più volte male non fa, chiunque sia il prossimo condottiero. Vero, Sinisa? Andrea Randighieri |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 31 Maggio 2010 14:03 |



L'Inter ha vinto una, due, tre volte. Tutto nello stesso anno, tutto in maniera incontestabile. Nessuna protesta per favoritismi presunti o eccessi di Dea Bendata. La "triplete" dei nerazzurri è unicamente figlia di una mente sopraffina, l'arrogante ma in fondo umano (vedi lacrime al Bernabeu) José Mourinho, una sorta di Mago Herrera moderno e redivivo, e di tanti piedi buoni che col pallone hanno una confidenza persino esagerata, dall'ultimo dei panchinari al più inamovibile dei titolari, come quel cobra spietato di Diego Milito, dio dell'area piccola, uno dei pochi, in Europa e al mondo, capace di ottimizzare quasi il 100% delle occasioni, nonché di fare reparto da solo. 