| A Bologna il Convegno Interattivo "L'innovazione in Chirurgia Ortopedica" |
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| Scritto da Silvia Gulfi |
| Martedì 21 Aprile 2009 15:19 |
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L’allungamento della vita spinge ad un aumento degli interventi di chirurgia ortopedica. Esperti a confronto per parlare di rischi e benefici per il paziente. Di tutto ciò si è parlato nel convegno "L’innovazione in chirurgia ortopedica: approccio multidisciplinare" tenutosi oggi a Bologna. Chirurgia ortopedica in crescita di anno in anno in Italia, grazie anche all’allungamento della vita ed al bisogno di mantenere un benessere fisico anche in età più avanzata. Sono, infatti, 342.000 gli interventi di sostituzione dell’anca e circa 222.000 quelle al ginocchio eseguiti tra il 1999 e il 2005 secondo i dati SDO, Scheda Dimissione Ospedaliera. A fare il punto sullo stato dell’arte, il convegno interattivo “L’innovazione in chirurgia ortopedica: approccio multidisciplinare”, che oggi 21 aprile ha riunito esperti ortopedici, anestesisti ed ematologi in 12 città italiane tra cui Bologna (Savoia Hotel Regency, Via del Pilastro 2). Gli incontri sono stati organizzati con la collaborazione scientifica della SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), il patrocinio dell'OTODI (Associazione Ortopedici e Traumatologi Ospedalieri d’Italia ) e con il contributo educazionale di Boehringer Ingelheim Italia. La giornata è stata dedicata non solo alle tecniche chirurgiche ma anche ai rischi correlati a questa tipologia di intervento, primo fra tutti il tromboembolismo venoso (TEV), grave complicanza che si manifesta in assenza di terapia anti-trombotica, attraverso trombosi venosa profonda (TVP) o embolia polmonare (EP). “Il rischio di trombosi venosa profonda è molto alto dopo procedure chirurgiche ortopediche importanti, come la sostituzione dell’articolazione dell’anca o del ginocchio. La trombosi venosa profonda è indotta da coaguli di sangue che possono portare all’ostruzione dei vasi – spiega il Prof. Gualtiero Palareti, Direttore della U.O. di Angiologia e Malattie della Coagulazione “Marino Golinelli”, del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna – Le terapie anticoagulanti attualmente disponibili hanno dimostrato di essere efficaci, ma spesso presentano limiti che ne riducono l’utilizzo e l’accettabilità da parte di medici e pazienti.” Le Linee Guida dell’American College of Chest Physicians pubblicate nel 2008 raccomandano fortemente la terapia anti-trombotica per almeno 10 giorni in entrambi gli interventi. Inoltre, in caso di intervento di sostituzione totale dell’anca è fortemente raccomandato di estendere la profilassi per 35 giorni. E’ fondamentale dunque che il paziente sia spinto a proseguire con la profilassi dopo la dimissione ospedaliera che, come sappiamo, avviene sempre più in tempi veloci “Il rischio di insorgenza di trombosi potenzialmente fatali è una delle principali preoccupazioni dopo un intervento di chirurgia ortopedica. In un’analisi su oltre 43.500 pazienti, nel 76% dei casi la diagnosi di TEV veniva posta dopo dimissione ospedaliera negli interventi di protesi d’anca e nel 47% nelle protesi del ginocchio – osserva il Prof. Maurilio Marcacci, Direttore Del Laboratorio Di Biomeccanica Dell’istituto Ortopedico Rizzoli Di Bologna - Lo standard terapeutico di riferimento, le eparine a basso peso molecolare, pur essendo efficaci nella prevenzione del TEV, presentano numerose limitazioni dovute soprattutto alla necessità di somministrazione per via iniettiva sottocutanea, non gradita dal paziente, che molto spesso sospende il trattamento post-operatorio a casa, con evidenti gravi rischi per la salute.” Gli studi più recenti mostrano, in assenza di profilassi, un’incidenza di tromboembolismo venoso profondo pari al 40-60% dei pazienti sottoposti a chirurgia ortopedica maggiore, con una percentuale di rischio di embolia polmonare dell’1-5% e rischio morte tra lo 0,1 e lo 0,5%. Il periodo medio della comparsa di TEV è di 9,7 giorni dopo chirurgia del ginocchio e 21,5 giorni dopo chirurgia dell’anca. Nei pazienti sottoposti a profilassi anti-trombotica, invece, la percentuale di TVP si riduce notevolmente e risulta tra l’1,7% ed il 2,4% nei 3 mesi successivi all’intervento.Alla luce di questi dati, l’adesione del paziente alla terapia risulta la chiave per prevenire il tromboembolismo venoso.Un’innovazione significativa a tutto vantaggio della aderenza alla terapia da parte del paziente è la disponibilità anche in Italia della prima terapia orale in dose fissa, dabigatran etexilato, che non comporta nessun disagio rispetto alle iniezioni sottocutanee. La nuova molecola ha, infatti, dimostrato un’efficacia equivalente a quella della più comune tra le eparine a basso peso molecolare, mostrando una percentuale di sanguinamenti sovrapponibile, con un profilo di sicurezza e tollerabilità favorevole - spiega il Prof. Sandro Giannini, Direttore VI Divisione di Chirurgia Ortopedico-traumatologica - Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna – Alle dimissioni dall’ospedale, il paziente dovrà solo assumere le capsule una volta al giorno, con una maggiore adesione alla terapia prescritta. L'aderenza alla terapia riduce il rischio di riospedalizzazione con un risparmio anche per il SSN.” Un altro vantaggio di questa nuova terapia è quello di eliminare la somministrazione pre-operatoria, facilitando la gestione del paziente da parte dell’anestesista. “In Europa, la profilassi con eparina a basso peso molecolare si inizia generalmente circa 12 ore prima dell’intervento, pur non essendoci evidenze sulla maggiore efficacia della somministrazione preoperatoria – spiega il Dott. Stefano Bonarelli, Direttore del Servizio di Anestesia-Rianimazione T.I. Istituto Ortopedico Rizzoli Bologna – Al contrario si è osservato che iniziando il trattamento farmacologico dopo l’intervento si produce un effetto protettivo simile alla profilassi iniziata pre-operatoriamente". La discussione di casi clinici durante la giornata è stata un’occasione di confronto sulle più innovative acquisizioni in tema di tecniche chirurgiche, anestesiologiche e profilassi farmacologica, con l’obiettivo di garantire un approccio multidisciplinare al trattamento del paziente sottoposto a chirurgia protesica. Per maggiori informazioni: Marina Guffanti Silvia Gulfi |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Aprile 2009 14:03 |



