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80 anni con Braccio di Ferro, simbolo di forza e di bontà PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Randighieri   
Venerdì 06 Febbraio 2009 21:15
Braccio di FerroBraccio di Ferro = spinaci. Un’equazione imparata a memoria da chiunque abbia avuto la fortuna di dilettarsi con le vicende di questo eroe atipico, potremmo dire un antieroe, che faceva della forza fisica derivata dall’ingurgitare una scatola di spinaci, uno strumento al servizio unicamente della bontà e della giustizia.
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di Andrea Randighieri
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Di certo, l’idea del connubio Braccio di Ferro e spinaci è nata nel 1932, e sia che fosse a fini pubblicitari diretti, come pubblicità occulta, (hidden advertising) oppure indiretti, cioè come risultato di una scelta casuale, promosse questo alimento e fece sì che i bambini lo mangiassero senza fare storie.
Il successo di questo legame fu tale da fare la fortuna dei coltivatori di tale ortaggio, tanto che nel 1937 la popolazione di Crystal City (Texas) gli eresse una statua, che giustappunto fa bella mostra di sé in mezzo ad un enorme campo di spinaci, alla quale ne sono seguite altre in vari Stati dell’Unione, come l’Arkansas, nella sede di un’industria che mette in scatola il vegetale così amato dall’antieroe “sgangherato”. Segar (il suo autore), infatti, decise quasi subito che una delle caratteristiche di Popeye sarebbe stata la smisurata forza, accompagnata da una passione per tutti i tipi di combattimento, dalle zuffe di strada agli incontri sul ring. E quando l’autore affrontò il problema logico di dove prendesse tutta quell’energia, la risposta arrivò in maniera ovvia.
Negli anni Trenta i medici andavano propalando ai quattro venti che gli spinaci erano ricchi di ferro e fonte inesauribile di energia e vigore. Ecco fatto! E all’epoca Popeye era già così popolare che dal 1931 al 1936 il consumo di spinaci negli Usa crebbe del 33 per cento! Poi si è scoperto che non è vero che gli spinaci contengono tanto ferro, ma Popeye non se ne è mai preoccupato troppo…
Tra le indiscrezioni che riguardano Popeye, la più curiosa, sostenuta dalla rivista canadese “Cannabis Culture” (e non solo), secondo cui gli spinaci (“spinach” in inglese) non sono altro che marijuana, come dimostrerebbe lo slang di moda negli anni ’30. Ma queste sono illazioni, con chiaro intento demitizzante e risvolti speculativi.
Popeye the sailor, il marinaio dall’aspetto buffo, guercio in un occhio, la pipa sempre in bocca, immancabilmente vestito alla marinara, i muscoli degli avambracci molto più sviluppati dei bicipiti, sui quali ha tatuato la classica ancora, il corpo smilzo e l’andatura caracollante, compie 80 anni. La sua nascita corrisponde con la grande depressione economica del ’29, e questo induce a un nesso spontaneo alla crisi globale di oggi. Allora era l’anno in cui trionfava il cinema sonoro, e i media, cinema e fumetti, esaltavano la positività e la creatività, come appello alla resistenza e antidoto alla gravità del momento, tale per cui Popeye può ritenersi una risposta più o meno conscia alle ristrettezze economiche dell’epoca.  Braccio di Ferro vive a Sweethaven insieme ad una combriccola di amici e parenti: la storica e allampanata Olivia (Olive Oyl), l’amico Poldo Sbafini (J. Wellington Wimpy), che in ossequio al proprio cognome ha una vera vocazione per i panini farciti, che per l’appunto sbafa con ineffabile voluttà;  il figlio putativo Pisellino (SweéPee) e, infine, il padre beone Trinchetto, alias Braccio di Legno (Poopdeck Pappy).
Le scazzottate con Bluto – poi Bruto – che tenta di soffiargli la ragazza, di rado presenti nelle strisce di Segar, diventeranno poi una costante. Dalla carta alla pellicola il passo è breve: il 1933 il marinaio approda all’animazione con il cartoon “Betty Boop Meets Popeye the Sailor”, del produttore Max Fleischer. Per certi tratti quella di Popeye, alias Braccio di Ferro, assomiglia alla storia di Cenerentola, perché insegna in modo esemplare come il successo non premi solo i personaggi costruiti e pianificati per ottenerlo. Si può arrivare alla fama anche per caso, o meglio, per selezione naturale, grazie a un fascino irresistibile. E’ il 17 gennaio del 1929.
Nella striscia “The Thimble Theatre”, nata 10 anni prima, il personaggio Castor Oyl (cioè, in modo sgrammaticato, “olio di ricino”, fratello di Olive) cerca un equipaggio per un lungo viaggio in nave. Lo trova tutto in un solo marinaio dal naso lunghissimo, sdentato e senza un occhio, mingherlino e con un linguaggio da semianalfabeta. Nessuno avrebbe mai concepito (e disegnato) così un personaggio destinato a diventare una star. A Castor che gli chiede se fosse un marinaio, lui risponde (nella magnifica traduzione di Luciano Guidobaldi): “Che ti credi, che ero un cowboy?”. Da quel giorno e fino al 25 giugno, Popeye accompagna Castor, Olive, e Ham Gravy (il primo fidanzato di Olive) in un’avventura sgangheratamente poetica, scritta e disegnata dall’allora trentacinquenne Elzie Crisler Segar, seguendo il corso delle proprie invenzioni (sedici anni prima, lo stile di Segar non era affatto piaciuto a Chaplin, che aveva fatto chiudere la striscia, da lui realizzata, su Charlot).
Dopo una momentanea scomparsa dalla serie, grazie alla pronta reazione dei lettori, fu rapidamente reinserito. Le redazioni dei quotidiani della Hearst Corporation ricevettero migliaia di lettere per rivederlo. Evidentemente, quel personaggio era entrato nel loro cuore. Forse perché Braccio di Ferro non aveva nessuna presunzione (“Io sono quel che sono e questo è tutto quel che sono” è il suo motto), forse perché dietro la sua scorza rude nascondeva una sincera, selvaggia saggezza. Già ai primi d’Agosto, Popeye diventa protagonista assoluto della striscia. Con lui Segar continua a raccontare storie avventurose e bizzarre in un’America fantastica e senza leggi, dominata dalla paure e dai fantasmi della crisi, che Popeye combatte con un atteggiamento rilassato e disincantato. La sua pessima cultura non offusca il suo buon cuore. Il suo linguaggio è sgrammaticato, la sua vera forza è un atavico buon senso. Una delle sue frasi preferite è: “E’ all’incirca la mia unica buona qualità. Non serve cervello per essere buoni”.
Sta di fatto che nel 1935 il successo di Braccio di Ferro era decretato in maniera eclatante, fino a soverchiare quello di un'altra Icona come Topolino, e nel ’57 Popeye fa la sua prima comparsa in tv. Elzie Crisler Segar è morto nel 1938. Poiché la legge europea fissa il limite del diritto di copyright a 70 anni dopo la morte dell’autore, questo personaggio che finora annualmente ha prodotto enormi profitti, diventerà di proprietà comune (pubblico dominio) e quindi potrà essere usato da chiunque voglia stampare magliette, poster e forse realizzare nuovi fumetti con la sua immagine. In realtà, ci sono due “piccoli” problemi: il primo riguarda gli Usa, dove la legge riconosce il diritto di copyright per 95 anni dopo la morte dell’autore, salvaguardando così il muscoloso marinaio fino al 2024; il secondo problema è legato al marchio...
Il marchio “Popeye” è stato tenuto separato dal copyright del disegnatore ed è di proprietà della statunitense King Features Syndacate; quindi, se utilizzare i disegni potrebbe essere legale (ma è dubbio a causa della identificazione marchio-disegno), usare il nome del marinaio per promuovere altri prodotti (come per esempio degli spinaci) può invece costituire una violazione della legge. Dunque, a dispetto di questa grande notorietà, difficilmente qualche azienda alimentare cercherà di promuovere i propri spinaci usando la faccia di Braccio di Ferro, rischiando di essere trascinata in una causa milionaria. A conferma di questa non remota eventualità, basta ricordare che in Europa, dal 1998 (2023 per gli Usa) sono scaduti i diritti per il personaggio simbolo di Disney, Mickey Mouse, creato nel 1928 e quindi “teoricamente” entrato nel “pubblico dominio” europeo, ma “praticamente” questo ingresso è rimasto confinato alla sola cultura popolare.
La popolarità e la fortuna di Popeye durano ancora oggi, nonostante la morte di Segar a soli 44 anni, nonostante una gestione del personaggio assai meno attenta di quella di Topolino, nonostante il fallimento di Fleischer quando cercò di copiare lo stile Disney, nonostante l’incapacità dei tanti autori che ne hanno ripreso i fumetti (anche certi bravi italiani) di avvicinarsi all’originaria poesia di Segar. E anche nonostante quello che è forse il più brutto film di Robert Altman, realizzato nel 1980 con Robin Williams, nell’intento di dare vita a un personaggio a metà tra fumetto e cartone.
Ora, a ottant’anni dall’esordio del personaggio e a settanta dalla morte del suo autore (settantuno per la precisione), Popeye in Europa è un personaggio freeware. A chiunque voglia approfittarne serva da monito quanto disse il suo autore:Popeye per me è una persona molto seria. Il divertimento di Popeye sta proprio nel vedere una persona seria che fa qualcosa di buffo”. E forse un po’ di autoironia non guasterebbe anche a noi occidentali, che non sappiamo che farcene degli spinaci: innanzitutto perché cattiveria, inciviltà e prevaricazione sono arsenale e deterrenza per le aggressioni altrui, e forse anche perché un’anfetamina è più immediata e paradossalmente “pura” della categoria vegetale, penalizzata dalla contaminazione chimica figlia del modernismo e dell’incuria umana verso tutto ciò che è naturale.
Spegnendo l’ottantesima candelina, scende inesorabile una lacrima di nostalgia per quel marinaio scanzonato che borbottava in allegria motivetti ameni, e tutto ciò che desiderava, in fondo, era la tranquillità sua e del proprio focolare.
Andrea Randighieri
Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Febbraio 2009 15:48