| L'Oscar e Tom Cruise: "Mission: Impossible" |
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| Scritto da Andrea Randighieri |
| Venerdì 11 Giugno 2010 17:25 |
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di Andrea Randighieri "Non ho la pretesa di interpretare il personaggio – ha dichiarato -. Io sono il personaggio. Quello che cerco in un ruolo è la sfida che mi permette di esplorare nuovi orizzonti che io neanche sospetto possano esistere, oppure dei territori nei quali non ho mai messo piede". Ossequioso al metodo Stanislasvkji , ossia alla totale identificazione con il personaggio, Cruise (che significa "Crociera", come i Missili Cruise, dall'inglese "Cruise Missile", quelli in grado di percorrere una traettoria guidata, e che si pronuncia "Crus", non "Cruis") ha sacrificato ostinatamente tutto e tutti, a cominciare dal suo vero Sé. La prima moglie, l'attrice Mimi Rogers, (Cruise è già al terzo matrimonio), nel 1990, poco dopo il film quasi genetliaco "Nato il 4 Luglio" per l'attore nato a Syracuse il giorno antecedente quello della data del film che lo palesò ben più che una semplice star per teenagers, lo lasciò proprio per la sua folle passione per il lavoro. Tom ha avuto grossi problemi di dislessia da bambino, superati con tenacia, nonché quella che si usa definire crisi mistica (meglio sarebbe "esperienza vocazionale"), e che gli fece sfiorare una carriera da frate francescano che sicuramente avrebbe generato altre crisi nelle coscienze delle molte fedeli che si sarebbero riversate in chiesa col pretesto dell'omelia. Ma di certo Thomas Cruise Mapother IV, in arte Tom Cruise, non è stato è non è uno soggetto meno che... "atipico"! Non tutti gli attori sono pronti a sacrificare un legame affettivo per la carriera, non in quel modo almeno. Infatti, per calarsi efficacemente nei panni del reduce dal Vietnam Ron Kovic, paralizzato e alle prese con un improbabile reinserimento sociale e familiare, a Cruise non parve inopportuno costringersi in casa per ben 4 mesi immobilizzato su una carrozzella e refrattario in tutto a una vita normale, compresi i rapporti sessuali col coniuge. Significativo che una collega giudicasse questa dedizione al lavoro un tantino eccessiva, lei che lo aveva iniziato alla Chiesa di Scientology, causa sposata in pieno da Cruise con un rigore addirittura temibile: dichiarare di aver essersi cibato della placenta della figlia Suri, avuta dalla terza moglie, la giovanissima attrice americana Katie Holmes, sposata in Italia in uno sfrazoso castello sul Lago di Bracciano, ha fatto rabbrividire il mondo. Ma questo atteggiamento che definire estremista è eufemistico lo si poteva cogliere già ai bagliori della sua scintillante carriera. Nel 1983, a soli 21 anni, dimostrò che le recenti frasi dello stampo: "Quando decido una cosa, niente e nessuno mi può fermare", avevano un sostrato di chiara natura genetica: per interpretare Steve Randle nel film di Francis Ford Coppola "I ragazzi della 56esima strada", per 9 settimane di seguito non si fece nemmeno una doccia. Insomma, un film che ha lasciato una scia... di successo. Seriamente, Tom non è tipo da tirarsi indietro e in tutto quello che fa mette anima, cuore e cervello, sebbene in maniere opinabili e contorte. Certo è che da "Top Gun", film campione d'incassi nel 1986, che stabilì il record di prenotazione per l'acquisto del VHS e che non per ultimo fece nascere il mito del pilota militare, Tom Cruise di strada ne ha fatta, accompagnando sul traguardo dell'Oscar un altro "maledetto" di Hollywood, il bello e capacissimo Paul Newman ne "Il colore dei soldi", e, dopo il fiasco di "Cocktail", facendo eccellentemente spalla anche a quel genio della recitazione che è Dustin Hoffman in "Rain man", altro premio Oscar. "Nato il 4 Luglio" avrebbe dovuto essere la sua consacrazione in forza di una recitazione impeccabile e commovente, ma la naturale idiosincrasia dell'Academy per i giovani belli e oltretutto talentuosi, rafforzata nel tempo dai suoi eccessi privati e professionali, lo fece passare in penombra rispetto all'astro nascente Daniel Day Lewis, che vinse nella parte di un diversamente abile nel film "Il mio piede sinistro". Fu così anche per "Jerry Maguire" e "Magnolia", ottime interpretazioni, 2 Golden Globe e, quanto ad Oscar, un pugno di mosche in mano. Forse è davvero quasta la sua "Mission: impossible", come il film che lo ha reso ancora più idolo di quanto già non fosse presso giovani cinefili e pari età col pallino del cinema d'azione. Del resto la sua ecletticità è dimostrata dalla pletora di registi che lo hanno scelto e tuttora se lo contendono: il già citato Coppola, Tony Scott (che dopo "Top Gun" lo convocherà per "Giorni di tuono"), Martin Scorsese, Barry Levinson, Oliver Stone, Ron Howard, Rob Reiner, Sydney Pollack, Brian De Palma, Cameron Crowe, l'ultimo Stanley Kubrick per il suo film di fine carriera: "Eyes Wide Shut", interpretato con la seconda moglie, la brava e incantevole attrice Nicole Kidman. Questa pellicola oltre ad essere d'autore e macrabamente impreziosità dalla sauna unicità in quanto opera ultima del regista, alzò anche un polverone mediatico per il realismo delle scene erotiche (peraltro inesistenti) che lo vedrebbero protagonista assieme alla Kidman. Ovviamente fu tutta un'azione di marketing fatta dal suo entourage: nasce infatti il celebre e temuto "Cruise Control", vale a dire il pieno controllo dell'attore su ogni aspetto della porduzione, che gli inimicherà Hollywood una volta per tutte. Sarà forse anche per questo aspetto che la rivista Forbes nel 2006 lo classificò come una delle più potenti celebrità al mondo. E' troppo perfino per Nicole Kidman, sposata il 24 dicembre del 1990, nel periodo in cui per un infingardo utilizzo di alcune foto in posa su riviste gay si vociferava su una sua presunta omosessualità, e con la quale, per problemi di sterilità, decise di adottare due figli: Isabella e Connor. Nel 2001 arriva dunque il divorzio, stanca ormai l'attrice di quell'ossessione del rispetto per la privacy e dell'autocelebrazione di Cruise come mito della recitazione. Tom troverà consolazione tra le braccia dell'affascinante Penelope Cruz, salvo poi essere ricusato, lei cattolicissima, per il tentativo un po' forzoso di conversione alla causa di Scientology. Idem per l'attrice colombiana Sofia Vergara. Nell'elenco dei registi che contano rimane da citare Steven Spielnerg, per un altro film andato forte al botteghino, "La guerra dei mondi". Nel 2007 lo vediamo calarsi nel ruolo di un senatore nel film di Robert Redford, altro nome importante, "Leone per agnelli", mentre nel 2008 in "Valkyrie" di Brian Synger è un ufficiale nazista che si ribella a Hitler fino a cospirare un attentato. Onnipresente nelle cronache mondane, come nella recentissima serata dgli Mtv Movie Awrads – i premi della grande tv musicale, celebrati domenica 6 Giugno nell'immenso Gibson Amphitetatre della Universal City – allorché ha rubato a tutti la scena ballando e facendo agili spaccate con Jennifer Lopez. Il presentatore-entarteiner era Aziz Ansari, 27 anni di origine indiana, ma il vero co-presentatore è stato appunto Cruise, arrivato nei panni (e con la pelata) del suo personaggio in Tropic Thunder, il grasso, megalomeane e tuttavia lungimirante produttore Les Grossman. Insomma, un po' come il promodoro: sempre, comunque e ovunque al centro dell'attenzione. Un'ostinazione infantile persa la quale riscuoterebbe un consenso ancora maggiore, magari abbattendo quella muraglia di antipatia innalzata da chi destina i riconoscimenti che fanno di una star un "bravo attore", come il premio Oscar appunto, anche se Tom bravo lo è sempre stato, forse sin troppo. Così, mentre la Paramount Pictures annuncia che Cruise sarà il protagonista di "Mission: Impossible IV", prodotto dallo stesso attore con J.J. Abrams (Star Trek) e Bad Robot Productions, con arrivo in sala il weekend del Memorial Day (festa statunitense celebrata in onore di tutti i soldati caduti in tutte le guerre, ossia il 30 Maggio), nel 2011, a Tom non rimane che abbandonare le zavorre del narcisismo e tendere alla sua Mission Impossible: smentire le accuse di artificiosità quasi disumana, e ingraziarsi le simpatie della critica. Allora, e solo allora, avremo un uomo maturo, il che vale molto più della evidentissima inclinazione attoria. Andrea Randighieri |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Giugno 2010 14:14 |



Se non fosse per la spocchia, quella maniacale ossessione che lo porta a incensarsi e a citarsi continuamente addosso, forse avremmo un attore più simpatico e meno inviso ai giurati dell'Academy Awards, e dunque qualche Oscar in più, tante almeno quante le nomination finora ricevute: tre, peraltro compensate con altrettanti Golden Globe. Ma riscopriamo, analizzando in profondità il personaggio, proprio nella maniacalità, nella compulsiva ossessione per il perfezionismo, la chiave del percorso professionale, e in definitiva del successo di Tom Cruise, effettivamente non solo "due bicipiti e un sorriso appiccicato", ma un attore poliedrico, talmente intenso da non poter distinguere il confine tra il personaggio e l'interprete. 