| Cinema e Libri: Il trionfo del Riccio |
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| Scritto da Claudia Culiersi |
| Mercoledì 13 Gennaio 2010 11:12 |
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Paloma vive in una famiglia borghese, ha dodici anni, ma è dotata di una lucidità e una profondità degne dell’età matura che lei nasconde al mondo decidendo di suicidarsi prima di diventare adulta. Renée fa la portinaia in un ricco stabile, ma ama Tolstoi e i film giapponesi; anche lei tiene nascosta la sua ricchezza interiore al mondo per interpretare quello che lei ritiene il perfetto cliché della portinaia.
di Claudia Culiersi
Entrambe sono dei ricci che nascondono le loro doti ad un mondo che difficilmente le potrebbe capire ed apprezzare. Ma il nuovo inquilino Monsieur Ozu smaschererà entrambe dimostrando che la ricchezza (non solo quella materiale) va condivisa e che non tutti sono incapaci di apprezzarla. Finale a sorpresa in cui la morte si rivela in realtà un inno all’amore e alla vita. Questa è la storia del libro più famoso degli ultimi anni, il più bello che io personalmente abbia letto “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery. Quando è uscito il film “Il riccio” tratto dal best seller francese era grande la mia curiosità, anche perché nel romanzo sono più le riflessioni esistenziali e filosofiche che i fatti che accadono: difficile trarne un film! L’autrice ha fortemente polemizzato con la regista e ha praticamente invitato gli italiani a non andare a vedere il film, ma non capisco perché.
Il film è l’opera prima della regista Mona Achace e si vede. Tecnicamente non è certo un film perfetto, la regia ha delle ingenuità, ma ci sono anche degli éscamotage interessanti. Per esempio, è riuscita l’idea di far usare spesso a Paloma la cinepresa e di usare la sua prospettiva: in questo modo si evidenzia il bisogno della bambina di vedere il mondo filtrato da altri occhi, cosa che forse non le è mai successa con una madre che parla alle piante e un padre sempre al lavoro.
La cultura giapponese ritorna in vari disegni fumettistici che realizza Paloma, Monsieur Ozu mantiene il mistero che lo accompagna per tutto il romanzo.
Certo, il film non rende la profondità, l’intelligenza, la ricchezza del romanzo, che è nettamente superiore, ma mi pare tenga fede al messaggio principale della Barbery, senza alterare storia e caratteri. Unica sorpresa è un forte cambiamento di punto di vista che forse per le intenzioni della scrittrice può essere una discriminante importante. Nel libro Paloma e Renée si dividono quasi equamente le riflessioni e lo spazio, mentre nel film la visione di Paloma è nettamente più presente.
Un film che si può vedere, un libro che si deve leggere. |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Gennaio 2010 15:24 |



