| Cinema, This is it: questo è quanto abbiamo perso! |
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| Scritto da Andrea Randighieri |
| Giovedì 05 Novembre 2009 21:27 |
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di Andrea Randighieri Francamente anch’io, prima della visione del film, ero nel limbo dello scetticismo, incredulo che un M.J. d’altri tempi, scevro delle annose sedimentazioni gastrointestinali di potenti prodotti farmaceutici utili a galvanizzare anche il più bolso degli equini, potesse reggere un ritmo forsennato di numerose prove per un numero altrettanto importante di concerti, in quel di Londra. Ma le perplessità se ne sono andate in dissolvenza, sotto la sapiente regia di Kenny Ortega, in un’opera che possiamo dire cinematografica nel senso della sua allocazione proiettiva, ma non certo nelle sue caratteristiche strutturali, poiché This is it è tutto tranne che un film. E nemmeno un mero documentario. E’ un’opera viva, che parla attraverso suggestioni visive e sonore, attraverso il protagonismo sommesso eppure ingombrante di un Artista con la a doverosamente maiuscola, perché tutto è grandioso in lui, malgrado dal maestoso concerto di Bucarest 1993, di cui conservo un ricordo vivido quasi avessi oltrepassato schermo e barriere spazio-temporali per materializzarmi davanti al palco, sia trascorso molto tempo. Allora Michael aveva 34 anni, io 25, oggi ne avrebbe compiuti 51. Ma a parte una magrezza vistosa, che rende diafani anche gli abiti più gessati e rimarca la devastazione chirurgica del rifacimento facciale, in un mix di esasperata perfezione e artificioso connubio con l’estetica, M.J. è ancora lui. Magro, sì, ma non etereo, magari non propriamente plastico nelle movenze e sfacciato nelle evoluzioni vocali, ma sempre misurato, così come nei suoi richiami a musicisti e ballerini, nell’impartire suggerimenti e correzioni per un passo di danza o l’esecuzione di un brano, il tutto con un solo scopo: la ricerca della perfezione assoluta. Dicevamo della misura. Certo, Michael Jackson appare misurato, ma volutamente tale, eppure incapace, da belva selvaggia qual era, anche prima del precipizio, di inibire lo scatto verso un gorgheggio ambizioso, un ballo sfrenato, sia pure per brevi attimi, che però paiono non finire mai. Lui stesso dice a più riprese di “volersi conservare”. Perché solo dal vivo si sarebbe “sciupato”, ma fino ad allora voleva fare di tutto pur di preservare energie vocali e corporee, per offrire al pubblico uno spettacolo che difficilmente avrebbe dimenticato, perché This is it sarebbe passato alla storia come il concerto più pirotecnico, artistico, raffinato e dirompente della storia del Pop, del quale, a titoli di coda in scorrimento, mi dicevo convinto, Micheal era davvero il Re. Andrea Randighieri |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Novembre 2009 16:28 |



Un ectoplasma, uno spettro, il fantasma di sé stesso, il residuo di un mito che fu? Cosa è di Michael Jackson? O meglio: cosa era, prima che quell’arresto cardiaco recidesse i fili che lo legavano alla vita e a un probabile ritorno al successo? This is it! Questo è quanto. Solo chi, vincendo la psicosi da diffusione di H1N1, si è recato nelle sale cinematografiche per assistere alla proiezione, può farsene un’idea.